L’ altra faccia della medaglia.. i quartieri little Haiti e Liberty City di Miami

 

Ormai chiunque mi conosce sa quanto ho “odiato” Miami, non mi è piaciuta per niente, costa troppo, non c’è nulla di interessante da vedere, le uniche 3 cose che salvo sono:

  1. Le donne taglia XXXL in shotrs cortissimi che se ne fregano di tutto e di tutti e fanno BENISSIMO!!
  2. La “multietnicità”, anche se purtroppo spesso gli afroamericani ed i latinoamericani svolgono i lavori più umili, quindi non è certo un bell’ esempio di integrazione..
  3. La nostra bellissima Toyota (a noleggio) con il cambio automatico.. ❤❤❤❤❤❤❤❤

In effetti c’è un’ altro ricordo che porterò sempre con me, spesso la racconto come “disavventura”, ma è l’ unica esperienza che rimarrà indelebile nella mia memoria: la visita a “little Haiti” ed al quartiere Liberty City.. se c’è qualcosa che salverei di questo viaggio (a parte come ho detto prima l’ auto ihih) è proprio questo.

Allora tutto inizia quando sulla guida lonely planet di Miami scopro che c’è un quartiere chiamato “little Haiti”… ovviamente mi brillano gli occhi, perché da poco avevo finito di leggere il libro di Isabel Allende che narra la storia dell’ isola (di cui già ho parlato in un post precedente ). Quindi, noncurante dei consigli della receptionist che ci sconsiglia vivamente quella zona, ci raccomanda di non restarci quando fa buio etc.. ci vado lo stesso lo stesso (trascinando mio marito con me..) cercando un po’ “il viaggio nel viaggio”..

Ovviamente, visto che Miami ci ha dissanguati, avevamo solo 25 dollari in tasca e quindi il tassista (che proviene dal brasile e durante il percorso ci racconta le vicende politiche del suo paese ) ci ha lasciati un po’ prima della nostra destinazione… ovvero nel bel mezzo di una zona che ha tutta l’ aria di essere di periferia.. si, proprio quelle zone di periferia che si vedono nei film e telefilm americani.. a me tremano un po’ le gambe (davvero!) per la paura, ma mio marito mi “rassicura” ricordandomi che siamo cresciuti e sopravvissuti nei peggiori quartieri di Napoli: Secondigliano, il rione Sanità, Pianura, Ponticelli… cosa vuoi che sia la periferia di Miami ????

Così ci incamminiamo, e la prima cosa che noto subito è che in giro ci sono solo afroamericani. Non fraintendetemi, non nutro nessuna forma di odio razziale, anzi, in quel momento mi sentivo io ”troppo bianca” e volevo persino nascondere i miei capelli lunghi e biondi, per i quali avevo speso una fortuna, frutto di una doppia tintura + stiratura +extension (eh si, invece sono nerissimi e ricci)… all’ improvviso rivolevo il mio colore naturale!!  Ovviamente, se da bambina mi avevano rimpinzato di tante belle parole sul fatto che il razzismo non esisteva più etc.. , poi crescendo (e LEGGENDO) mi sono resa conto che non era così, passando per questo quartiere ne ho avuto la prova tangibile.

Continuando a camminare, non trovando little Haiti e avendo io sempre più paura, decidiamo di entrare in un piccolo supermarket che vende di tutto di più. Ed è lì che trovo il mio scaffale preferito: interamente dedicato ai capelli delle afroamericane, c’era di tutti: i famosi “conditiorer” (di cui tanto parla Clio makeup), prodotti sia per ricci afro sia liscianti, le federe e le cuffie di seta per non rovinare i ricci la notte, retine e cuffie per capelli, maschere di tutti i tipi, introvabili in Italia, incluse quelle alla macadamia… se le mie valigie non pesavano già un quintale ciascuna, li avrei comprati tutti!! C’era anche questa linea Pantene per capelli afro, di cui io ho comprato la maschera (in basso a sinistra):

Su alcuni prodotti per capelli era scritto “relaxed hair” che non riuscivo a capire cosa significasse, poi, andando per intuizione ho capito che sono i capelli afro trattati per diventare lisci. Cito a proposito una frase che ho trovato su reverso.com, di un comico afroamericano, Paul Mooney, che esprime benissimo il concetto…:

“If your hair‘s relaxed, white people are relaxed

Alla fine mi limito ad una maschera per ricci ed una specie di cappellino che sembra un mini-turbante per nascondere la mia chioma bionda fluente, mentre con mio marito compro un pacchetto di M&M’s al burro di arachidi (se entrate negli USA lasciate ogni speranza di trovare cibo poco calorico o di pensare lontanamente a qualsiasi forma di dieta!). Alla fine dopo il mini-shopping mi sono tranquillizzata, sono ritornata quella che da sempre si sente a più casa in periferia che in città, e ho trovato anche  il coraggio di scattare una foto della zona:

Finalmente abbiamo trovato little Haiti, che di Haiti ha ben poco, ma ha sui muri dei bellissimi murales:

Abbiamo trovato anche il ristorante haitiano che cercavamo sulla guida: Chef Creole, dove finalmente ho assaggiato per la prima volta in vita mia i platani, sia dolci che fritti, buonissimi!!

Dopo little Haiti mio marito ha avuto la “geniale” idea di proseguire A PIEDI per il prossimo luogo da visitare: little Havana! Purtroppo però non abbiamo tenuto conto che a Miami le strade e le distanze sono IMMENSE e devi spostarti con l’ auto e se non ce l’ hai con il taxi.. ma noi noncuranti abbiamo proseguito per diversi km.. trovandoci così nel quartiere Liberty City (provate a digitarlo su Google e vedrete di cosa sto parlando..)! Camminando ci accorgevamo che ogni tanto sfrecciava un’ auto della polizia a tutta velocità con la sirena accesa, dei taxi nenche l’ ombra e ormai si stava avvicinando la sera, il fatidico orario oltre il quale restare il quelle zone sarebbe diventato pericoloso. A questo punto entriamo dal primo benzinaio che incontriamo (dove un’ anziano signore mi fa i complimenti, che gentile!! 😊 ) e ci facciamo chiamare un taxi, che però si faceva pagare con la carta di credito, poiché avevamo finito i contanti!

Appena arriva, il tassista ci riempie di rimproveri, ci dice che siamo pazzi ad andare in zone come quella, ci racconta episodi macabri, tanto che noi ci sentiamo miracolati ad esserne usciti vivi! In realtà credo che nessuno ci abbia filato di pezza perché avevamo stampato in fronte la scritta “non abbiamo un dollaro..”. Questa è una foto dal taxi con le varie zone della città (e le tariffe!!)

 

Ne è valsa la pena?? Assolutamente si!! Ovviamente non sto consigliando a tutti di fare i turisti nelle zone malfamate di ogni città, ci mancherebbe, vedere l’ altra faccia della medaglia ti fa conoscere più a fondo il luogo che stai visitando, in particolare per una città come Miami, dove ho avuto la possibilità di sapere cos’ altro c’era dietro il paravento di spiagge,  locali e club.

Ed ora un po’ di storia..

Little Haiti

Little Haiti, tradizionalmente nota come Lemon City, ma chiamata anche La Petite Haïti, è nota come il centro dell’immigrazione da Haiti e della cultura francofona nella città di Miami. Agli inizi degli anni 1900 era una piccola comunità agricola dove  si trovavano numerose piantagioni di limoni, dalle quali la città prese il nome” Lemon City”. Nel 1925 fu annessa a Miami, insieme alla città di Little River al nord e Buena Vista a sud, che oggi formano l’attuale Little Haiti. A partire dalla seconda metà del Novecento si è formata una grande comunità di immigrati haitiani, e verso la fine degli anni 1980 l’area iniziò ad essere chiamata Little Haiti (La Petite Haiti). Negli anni 1980 e 1990 fu una delle aree più povere di Miami e fu nota per il crimine e lo spaccio di droga, ma a questo seguirono progetti di recupero dell’area. Oggi il quartiere sta risorgendo come centro della cultura francofona in città.

Liberty City

La storia di Liberty City inizia negli anni ’30, quando il New Deal di Franklin Delano Roosevelt portò alla nascita di nuove zone residenziali, per alleggerire il carico di residenti della vicina Overtown e migliorarne le condizioni di vita. Negli anni 1940 e 1950 Liberty City si sviluppò come comunità per la popolazione di colore di ceto medio e divenne uno dei quartieri residenziali più ambiti dalla comunità afroamericana. Negli anni ’60 e ’70, la costruzione della autostrada Interstate 95, fece si che un crescente numero di persone di ceto basso migrassero a Liberty City da Overtown, portando all’abbandono del quartiere da parte della popolazione più abbiente verso altre zone. La criminalità crebbe nell’area, colpita da una povertà crescente ed  quartiere si trovò a vivere diversi momenti di tensione, dopo la promulgazione delle leggi per salvaguardare i diritti civili delle persone di colore. Queste tensioni culminarono nella terribile rivolta del 1980 quando la gente insorse per protesta contro l’ assoluzione da parte di una giuria bianca di poliziotti bianchi accusati dell’ uccisione di un giovane nero, Arthur McDuffie. Liberty City si sta oggi emancipando dal degrado e dalla povertà. Ecco cosa vedere se si vuole saperne di più sulla lotta per i diritti civili delle persone di colore:

https://www.tuttoamerica.it/miami/cosa-vedere-a-miami/liberty-city/

 

 

 

 

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Un commento su “L’ altra faccia della medaglia.. i quartieri little Haiti e Liberty City di Miami

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