Quattro libri che raccontano la storia di quattro paesi

Oggi voglio consigliarvi quattro libri che ho letto, nei quali attraverso il racconto della vita di donne, che sono madri, amiche o sorelle, viene anche narrata la storia di un paese. Come già forse avete capito da ciò che ho scritto nel post dove parlavo del libro “Ci proteggerà la neve“ , leggere romanzi è il mio modo preferito per conoscere meglio la storia (venendo spesso a conoscenza di cose di cui non avevo mai sentito parlare.)

  1. Metà di un sole giallo di Chimamanda Ngozi Adichie

L’ autrice che è una delle mie scrittrici preferite, ed in questo libro racconta la vita di due sorelle, Olanna e Kainene (il personaggio che preferisco per la sua forza d’animo), dei rispettivi compagni Odenigbo e Richard, e del giovane domestico Ugwu, sullo sfondo della guerra civile che scoppiò in Nigeria nel 1967, per l’ indipendenza della Repubblica del Biafra. Non tutti (me compresa) conoscono la storia ed il tragico epilogo di questa guerra, l’ unica cosa che conosciamo al massimo sono le immagini dei bambini con il ventre gonfio a causa della malnutrizione (kwashiorkor). Per cui vale davvero la pena leggerlo, oltre che per le pagine di storia in esso narrate, anche per le vicende cariche di sentimenti contrastanti, come dolore, paura, gelosia, ma anche amore, solidarietà e speranza che pervadono questo romanzo.

  1. La terra dei peschi selvatici di Diana Nasher

Questo libro autobiografico È la storia dell’ Afghanistan attraverso la storia di tre donne, appartenenti a tre generazioni:  Elisabeth, nonna dell’autrice, una ricca ragazza tedesca  che si trasferì in Afghanistan per amore, la figlia Mariam che dalla Germania torna a Kabul dove sposerà un ricco e potente afghano, Ghulam Sarwar Nasher, da cui avrà una figlia, Diana, l’ autrice del libro. Attraverso queste pagine ci rendiamo conto che l’ Afghanistan non è solo ciò che da anni vediamo in TV, ovvero un paese distrutto e dilaniato dalla guerra.In  passato, prima dell’ invasione sovietica era una terra, culturalmente vivace e piena di opportunità, dove le donne indossavano gonne, guidavano e frequentavano l’università.

È inoltre interessante come viene vissuta con serenità  da Mariam la vita all’ interno di una famiglia poligama.

  1. Ogni mattina a Jenin di Susan Abulhawa

Premetto che questo libro a volte risulterà molto doloroso da leggere, ma ho sempre pensato che sia un nostro dovere, verso le persone che hanno perso ingiustamente la vita a causa di guerre atroci e insensate (opinione personale). Questo libro descrive la storia della Palestina, attraverso la vita di Amal e della sua famiglia, che viene dolorosamente strappata alla sua terra, da una guerra che stravolgerà le loro esistenze e metterà a dura prova i legami fraterni (in particolare tra Yussef e David, i due fratelli di Amal) e familiari. Nonostante tutto, in ogni pagina del non c’è mai una parola di odio o disprezzo verso gli ebrei israeliani, descritti anch’ essi con rispetto, come l’amico d’infanzia del padre di Amal. Insomma è un libro che, secondo me, merita di essere letto!

  1. L’isola sotto il mare di Isabel Allende

Lei è la mia scrittrice preferita IN ASSOLUTO da quando ero ragazza. In questo libro, ambientato nel 1770 viene narrata la storia di Haiti. Inoltre vengono descritte  disumane di schiavitù in cui erano costrette a vivere le persone deportate dall’ Africa per lavorare nelle piantagioni di zucchero. La protagonista è Zarité, soprannominata Teté, una schiava che lotterà per difendere la sua famiglia ed ottenere la libertà, a cui si affiancano altre figure di donne forti e decise, come la bellissima ed affascinante Violette Boisier, cocotte mulatta, la guaritrice Tante Rose, e Rosette,  la coraggiosa figlia di Teté. Leggendo questo libro ci si immerge in una realtà carica di colori, profumi, musiche, antiche tradizioni, storie appassionanti e sentimenti intensi , come accade per ogni libro della scrittrice sudamericana. Anche se, dopo aver letto la storia della dura lotta per la liberazione di Haiti, è sconcertante rendersi conto di come il paese, dopo secoli, è abbandonato ancora a se stesso,  in uno stato di estrema povertà.

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